Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi

 

ATZ-InceneritoreLivorno_0004Le recenti vicende inerenti la gestione dei rifiuti nel territorio livornese, hanno riportato la nostra città alla ribalta delle cronache nazionali. Nell’arco di due anni siamo passati da una proposta radicale di chiusura dell’attuale Termo valorizzatore e di spinta verso un sistema di raccolta differenziata basato sul “porta a porta” (espressa in campagna elettorale per le elezioni amministrative) ad un sostanziale ritorno alla strategia adottata dalla precedente amministrazione a guida PD. In sostanza, abbiamo una raccolta differenziata ben lontana dai livelli imposti dalle normative UE, un costo della stessa al di fuori dei prezzi di mercato e di sostenibilità con basso livello qualitativo del materiale raccolto, un TVR ancora in piena efficienza ed una TARI tra le più alte di tutta Italia. Il tutto passato attraverso scioperi, proteste del personale AMPS, il Concordato Preventivo della stessa, inchieste della magistratura ed una instabilità politica della attuale maggioranza di governo cittadino che crea dubbi sulla capacità di governo dell’attuale amministrazione.

Il tema ambientale, più in generale, ed in particolare la gestione dei rifiuti è ormai centrale per tutte le amministrazioni locali (vedi Roma, Napoli). Oggi, chiunque vinca le elezioni non può non avere una strategia chiara in merito, che tenga conto della normativa vigente e dei vincoli di bilancio imposti ormai da anni agli Enti Locali. In sostanza, essendo finito ormai da tempo il periodo dei bilanci delle aziende partecipate ripianati con la fiscalità generale è impensabile pensare di poter gestire una realtà del genere senza un reale cambiamento ed un coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.

Il problema nasce “ a monte”, dalla errata interpretazione della prima legge in materia, il Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, conosciuto come “legge Ronchi”, in “Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio”.

In merito, è significativo l’art. 2 (Finalità):

  1. La gestione dei rifiuti costituisce attivita’ di pubblico interesse ed e’ disciplinata dal presente decreto al fine di assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificita’ dei rifiuti pericolosi.
  2. I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare:
  3. a) senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per la fauna e la flora;
  4. b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;
  5. c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.
  6. La gestione dei rifiuti si conforma ai principi di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi dell’ordinamento nazionale e comunitario.
  7. Per il conseguimento delle finalita’ del presente decreto lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze ed in conformita’ alle disposizioni che seguono, adottano ogni opportuna azione avvalendosi, anche mediante accordi e contratti di programma, di soggetti pubblici e privati qualificati.

Quindi, i principi erano e sono chiari, oltretutto seguiti da altri provvedimenti nazionali successivi, su impulso delle normative UE, vedi l’ultima Direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) che fissano dei principi inequivocabili.

La nuova normativa europea, volta a «proteggere l’ambiente e la salute umana prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti», prevede inoltre la definizione di programmi di gestione e prevenzione dei rifiuti e misure in materia di autorizzazioni, responsabilità , sanzioni e ispezione degli impianti.

La direttiva ribadisce che la politica in materia di rifiuti dovrebbe mirare anche a ridurre l’uso di risorse e ricordando che la prevenzione dei rifiuti dovrebbe essere una priorità,rileva che «il riutilizzo e il riciclaggio dovrebbero preferirsi alla valorizzazione energetica dei rifiuti», in quanto rappresentano la migliore opzione ecologica.

Dunque, viene stabilita una «gerarchia dei rifiuti», con un «ordine di priorità » che parte dalla «prevenzione», cioè misure che riducono la quantità   di rifiuti anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita. Segue la «preparazione per il riutilizzo», ovvero le operazioni di controllo, pulizia e riparazione attraverso cui prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento.

Nell’ordine di priorità, vengono poi il «riciclaggio», il «recupero» (ad esempio di energia, quando cioè i rifiuti svolgono un ruolo utile sostituendo altri materiali) e lo «smaltimento».

La direttiva sottolinea che, nell’applicare questa gerarchia dei rifiuti, gli Stati membri devono adottare misure volte a incoraggiare le opzioni «che danno il miglior risultato ambientale complessivo».

Quindi, un vero piano integrato di gestione dei rifiuti RSU e di tutti i rifiuti speciali di origine industriale avrebbe dovuto portare a:

  • un monitoraggio aggiornato, di tutte le fonti di produzione dei rifiuti di ogni tipo presenti sul territorio.
  • Un piano teso alla diminuzione nella produzione degli stessi, premiando gli esempi virtuosi con sconti nelle tariffe.
  • Raccolta differenziata su tutto il territorio, nelle forme più efficienti in base alle caratteristiche dello stesso. In alcune zone può essere utile la raccolta porta a porta mentre in altre possono essere utili dei centri di raccolta con incentivi agli utenti.
  • Utilizzo dei rifiuti raccolti come “materie prime secondarie” da reinserire nel processo produttivo e dunque fonte di guadagno per i gestori dell’attività.

Un sistema di questo tipo, porterebbe all’abbandono progressivo del processo di termovalorizzazione perché non più necessario, ad una sostanziale diminuzione delle tariffe pagate dagli utenti e ad una diminuzione degli elementi inquinanti prodotti, come le polveri sottili, causa di numerose patologie nella nostra provincia.

Al contrario, assistiamo a provvedimenti contraddittori che non hanno portato ad un ciclo virtuoso nella gestione dei rifiuti ma ad un mantenimento della strategia consistente nell’utilizzo della termovalorizzazione dei rifiuti prodotti nel territorio e ad un progressivo aumento dei conferimenti esterni.

In sostanza, la raccolta differenziata viene fatta per obbligo di legge e nessuno dice quante multe siamo costretti a pagare ogni anno per il mancato rispetto dei livelli imposti dalle normative comunitarie. La qualità del materiale raccolto non consente un ritorno economico tale da ripagare il servizio, che viene finanziato con lo smaltimento dei rifiuti (locali ed esterni) nel TVR del Picchianti e con una TARI elevata che, tra l’altro, ha un alto livello di morosità.

Ecco perché:

“ Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”

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