Politica del territorio: dimenticata!

Le avverse condizioni meteorologiche e lo “sciame sismico” che hanno colpito l’Italiaprotezione-civilecentrale hanno messo
in luce quelle che sono le manchevolezze ed i limiti della nostra struttura organizzativa statale nel suo insieme sia a livello nazionale che periferico. Purtroppo questo è un Paese che dimentica facilmente le pesanti lezioni del passato e superata la fase dell’emergenza tornano le cattive pratiche di amministrazione del territorio così bello, unico e fragile al tempo stesso.
La prima considerazione è quella di una mancanza totale o parziale (a seconda dei casi) di alcuni principi essenziali come:
– vincoli seri sulla edificabilità in zone soggette ad esondazioni, valanghe, alluvioni. Mancano dei piani paesaggistici nazionali e regionali adeguati a questo tipo di rischi che non possono essere limitati ai soli regolamenti edilizi comunali.
– obbligo di norme antisismiche nelle zone soggette a rischio terremoti. Quindi, praticamente in quasi tutto il nostro Paese. Ancora oggi, le costruzioni civili ed industriali non prevedono (salvo rare eccezioni) tale obbligo, che dovrebbe essere visto e sentito come un adeguato adempimento.
– Reti per la distribuzione di energia elettrica messi in sicurezza nel sottosuolo, onde evitare che una nevicata abbondante possa mettere in ginocchio un paio di regioni. Forse questo ci farebbe risparmiare anche una buona parte della dispersione degli attuali elettrodotti ed una
diminuzione dell’inquinamento elettromagnetico soprattutto in luoghi sensibili come i centri abitati
– Manutenzione ordinaria e straordinaria delle vie di accesso e di comunicazione come le strade e le ferrovie con competenze chiare circa la loro attribuzione. Guardiamo il rimpallo delle responsabilità a cui assistiamo in questi giorni tra Regioni, Stato centrale, Comuni e
Province su chi dovesse materialmente sgombrare le strade. Qualcuno ha spiegato che prima della legge di riforma Del Rio le strade provinciali erano proprio di competenza delle Province, smembrate, declassate e private delle risorse essenziali per assolvere a questo
compito?
– Protezione civile che dovrebbe avere come nucleo principale il corpo dei Vigili del Fuoco che è stato negli ultimi anni continuamente ridimensionato in uomini e mezzi. Questo è il corpo dello Stato alle dipendenze del Ministero dell’Interno che interviene per primo in ogni tipo di calamità naturale che dovrebbe avere le competenze e le strutture necessarie per ogni tipo di evenienza. Il resto del supporto è dato dagli altri corpi dello Stato e da tutte le associazioni di volontariato che prestano sempre in modo encomiabile il loro aiuto.
La seconda riguarda la capacità di fare
un serio programma di investimenti pubblici a questo riguardo, di valenza decennale e non i soliti spot elettorali o peggio gli slogan come il “sisma bonus”, coniati dal precedente Governo.
Tutto questo produrrebbe un effetto moltiplicativo sull’economia dell’intero Paese ed innescherebbe finalmente una prassi di corretta amministrazione del territorio su cui è bene sempre ricordare tutti noi viviamo. Nessuno si rende mai conto dell’importanza di alcuni servizi se non quando accadono disastri di tale gravità, dove basta una strada impraticabile per neve ad impedire l’arrivo per giorni dei soccorsi necessari alle popolazioni isolate. I tagli operati in questi anni, in modo lineare e progressivo di questi servizi, considerati superflui ma in realtà necessari per le popolazioni, sono ancora
giustificabili? Qualcuno ha il coraggio di proporre una seria riforma degli Enti Locali che rimetta in discussione lo scempio visto negli ultimi anni?

Antonio Ceccantini

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